Antonella Bundu 
Nasco a Firenze da madre fiorentina e padre sierraleonese, due studenti universitari che si conoscono nel quadro dei colloqui Mediterranei promossi a Firenze dal sindaco La Pira. Era una Firenze aperta al mondo, città del dialogo e della diplomazia dei popoli per la pace. Mi trasferisco con la famiglia a Freetown e alterno gli studi fra l'Italia e la Sierra Leone, fino a quando non mi trasferisco a Liverpool. Là, nel quartiere povero di Toxteth inizia la mia militanza. Studio e lavoro come bibliotecaria in una libreria con autori neri e in un laboratorio di storia nera. Rientro a Firenze dove partecipo attivamente ai movimenti che promuovono la visione "Un altro Mondo è Possibile" per attuare a pieno l'articolo 3 della costituzione italiana. Da attivista politica sul territorio vengo in contatto con una parte politica con la quale, da esterna, condivido il programma su ambiente, diritti civili e sociali. Mi candido nel 2019 a sindaca della città di Firenze, in rappresentanza della sinistra composta da Rifondazione Comunista, Mdp Art.1, Possibile, Sinistra Italiana, Potere al Popolo e Firenze Città Aperta e dal 2019 sono capogruppo di Sinistra Progetto Comune. Dal 1970 sono anche camminatrice e pellegrina. Continuare e coltivarlo laddove nessuno aveva mai guardato. E così andiamo nei quartieri di periferia, nelle scuole, nei centri di accoglienza, nelle piccole biblioteche di quartiere, nelle parrocchie. E incontriamo persone: a volte riluttanti, a volte infastidite, spesso desiderose di raccontare una storia, e di impegnarsi in un progetto che li mette al centro.
Anthony Chima Okorokwo 
è un “Afropeo plurilocale” di origine nigeriana residente a Bologna Italia. Oggi Anthony è impegnato in qualità di Engagement Specialist esperto in diritti umani presso una realtà no profit e come attivista per i diritti delle persone emarginate, soprattutto giovani, donne, migranti e rifugiati. In questa veste, ha partecipato attivamente ad iniziative e progetti internazionali di sviluppo e cooperazione, con un focus particolare sul benessere dei migranti, promossi sia. L’insieme di queste esperienze, personali e professionali, lo hanno portato a testimoniare alle sfide e delle difficoltà quotidiane incontrate da tutti coloro le cui vite sono sistematicamente influenzate da una legislazione ingiusta, trasversale a più settori: lavoro, immigrazione, cittadinanza, alloggio, istruzione, assistenza sanitaria e pubblica sicurezza. Questi standard iniqui finiscono per creare una classificazione politica e politicizzata delle persone emarginate trasformandole, di fatto, in cittadini di secondo livello. Come studente di Scienze Politiche, Relazioni Internazionali, Diritti Umani e Multi-level Governance presso il Dipartimento di Scienze Politiche, Giuridiche e Studi Internazionali all'Università degli Studi di Padova, e come ricercatore presso il Centre for Constitutional Studies and Democratic Developments della Johns Hopkins University di Bologna, Anthony ha avuto l'opportunità di ampliare e approfondire la complessità dei fattori alla base della difficile situazione delle persone marginalizzate in Italia. Se è vero che l'interconnessione di tutte queste tematiche ha da sempre guidato e influenzato il mio lavoro accademico e nell'azione umanitaria, la brutale uccisione di George Floyd Tuttavia ha sancito lo schieramento attivo del suo impegno a prendere esplicitamente parola nella critica al razzismo e alle pratiche oppressive contro le persone emarginate. Questa fiamma interiore ha trovato linfa vitale all’interno dell’intervento di Black Lives Matter Bologna: nelle vesti di attivista Anthony ha partecipato a diverse attività mirate a rompere - una volta per tutte - il silenzio sul razzismo in Italia, affrontando in primis l'impatto della storia coloniale-fascista italiana sulla vita delle comunità marginalizzate in Italia. Negli ultimi mesi ho organizzato, partecipato e moderato numerose discussioni, eventi, dibattiti - sia online che di persona - sul razzismo nelle sue più svariate sfumature; inoltre redatto alcuni articoli e analisi su questioni razziali, con focus tematico sull’importanza del dialogo interculturale. Il lavoro di anthony in merito vuole portare l’attenzione a due osservazioni: da un lato un evidente mancanza di empatia che caratterizza il dibattito sul razzismo in Italia, e dall’altro, la necessità di dare voce alle persone emarginate, rendendole protagoniste attive della discussione pubblica. Il suo attivismo cerca di posizionare al centro del dialogo la voce delle persone che in prima persona vivono esperienze esperienze di emarginazione, al fine di aumentare il livello di consapevolezza e migliorare le politiche riguardo tali temi.
Cantieri Meticci 
è un collettivo di artisti provenienti da oltre venti Paesi del mondo. A Bologna attiva da anni laboratori che mescolano arti e persone diversissime, nella convinzione che per creare qualcosa di davvero nuovo c’è bisogno di andarlo a cercare e coltivarlo laddove nessuno aveva mai guardato. E così andiamo nei quartieri di periferia, nelle scuole, nei centri di accoglienza, nelle piccole biblioteche di quartiere, nelle parrocchie. E incontriamo persone: a volte riluttanti, a volte infastidite, spesso desiderose di raccontare una storia, e di impegnarsi in un progetto che li mette al centro.
Charity Dago 
Creatrice di Wariboko, è una consulente di immagine e Talent manager, con studi in Comunicazione & Marketing. Consegue le specializzazioni in Styling e Consulenza di Immagine. Ha lavorato nell’ambito della moda, dell’organizzazione di eventi e fashion show in Italia ed all’estero. Ha ricoperto vari ruoli tra cui: coordinatrice fitting backstage, aiuto regia, producer, styling ed assistente casting. Ha ricoperto il ruolo di docente in Consulenza d'immagine presso Accademia del Lusso e di docente in Fashion styling presso Ifda di Milano. Ha lavorato come consulente di immagine per clienti privati e personaggi pubblici
Dafne Budasz
 è ricercatrice PhD presso il dipartimento di Storia e Civiltà dell'Istituto Universitario Europeo (EUI) di Firenze. La sua ricerca si occupa di genere e sessualità nell'Africa orientale britannica tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo e si concentra sugli incontri interrazziali e sul ruolo svolto dai migranti indiani nella regione. Oltre alla sua ricerca, è coinvolta in diversi progetti di public history ed è co-fondatrice di Postcolonial Academy.
​​​​​​​Defustel Ndjoko 
è nato nel 1974 a Baham una piccola località nella provincia dell’ovest in Camerun. dopo il suo B.E.P.C(Brevet  du premier cycle d’études secondaires), egli parte per l’Europa e si stabilisce in Belgio dove vive e lavora ora. Defustel ha sempre sognato l’eleganza, immaginando i modi migliori in cui potrebbe contribuire a migliorare il mondo e unire le persone. In realtà la sua passione per la moda inizia 8/9 anni fa quando  partecipò  alla più  prestigiosa ed importante sfilata di moda maschile del mondo: “Pitti Uomo”, di cui  diventerà  una delle egerie. La forte mediatizzazione intorno a lui,  attraverso le storie di copertina del Corriere della Sera, The Players Magazine, Rai Uno   ecc, li ha permesso negli anni di creare sette capsule collection con importanti brand italiani come Roberto Botticelli, Mondelliani, Minardi Belts, Vimercati, Quinto Ego, Roberto Lucci, Fabio Zanforlini. O anche per avere vaste collaborazioni con stoffe prestigiose come Lanificio Cerruti 1881 o addirittura Scabal. L’esperienza maturata nel campo tramite le sue numerose collaborazioni e partnership hanno contribuito alla  consacrazione di un suo tocco personale  che risalta i principi fondamentali Bantu dell’eleganza che Defustel teorizza in un concetto che lui stesso nomina Afro-sartorialism. 
Delphine Diaw Diallo
è un'artista visiva e fotografa francese e senegalese di Brooklyn.
Si è diplomata all'Académie Charpentier School of Visual Art di Parigi nel 1999 prima di lavorare nell'industria musicale per sette anni come motion artist con effetti speciali, video editor e graphic designer. Nel 2008, si è trasferita a New York per esplorare la propria pratica dopo aver rinunciato a un ruolo di direttore artistico collaborativo a Parigi. Diallo è stata mentore dell acclamato fotografo e artista di Peter Beard che è rimasto colpito dalla sua creatività e spontaneità prima di offrirle di collaborare per il servizio fotografico del calendario Pirelli in Botswana. Ispirata da nuovi ambienti in questo viaggio, ha deciso di tornare nella città natale di suo padre, Saint-Louis, in Senegal, per iniziare la sua ricerca della visione.
Voluta per sfidare le norme della nostra società, Diallo si immerge nel regno dell'antropologia, della mitologia, della religione, della scienza e delle arti marziali per liberare la sua mente. Il suo lavoro la porta in aree molto remote, mentre insiste nel trascorrere del tempo intimo con i suoi soggetti per rappresentare meglio la loro energia più innata "Tratto il mio processo come se fosse un'avventura che libera un nuovo protagonista" - I potenti ritratti di Diallo smascherano e commuovono un'intuizione disinibita che consente al suo pubblico di vedere oltre la facciata. “Siamo alla costante ricerca di meraviglia e crescita. Vedo l'arte come un vaso per esprimere la coscienza e un accesso alla saggezza diffusa, illuminazione, paura, bellezza, bruttezza, mistero, fede, forza, impavida, materia universale ”.
Ovunque può, Diallo combina arte e attivismo, spingendo le molte possibilità di responsabilizzare donne, giovani e minoranze culturali attraverso la provocazione visiva. Diallo utilizza fotografia analogica, digitale e collage mentre continua a esplorare nuovi mezzi. Sta lavorando per creare nuove dimensioni e un luogo in cui la coscienza e l'arte sono un linguaggio universale collegando artisti, condividendo idee e imparando.
"La mia intenzione è quella di cambiare lo sguardo nella fotografia, creare una nuova narrativa per dare potere alle donne nere e creare nuove esperienze per espandere la coscienza. Le donne hanno bisogno di diversi tipi di narrativa. Il corpo della donna dovrebbe essere uno dei luoghi più rispettabili in terra. Senza di lei, non nasceremo, né proveremo amore incondizionato. Così tante donne di colore che sono state maltrattate, mancate di rispetto, tradite capiscono il potere della guarigione perché non avevano altra scelta per andare avanti con la vita. Per secoli, il La società patriarcale ha trasformato il corpo della donna nera come un oggetto. Voglio portare una grande nuova visione degli archetipi femminili neri: l'esploratrice, la regina, la dea, l'innocente, il saggio, la madre, la badante, il sovrano, l'amante , il guerriero spirituale, il mago, la donna qualunque, tanti altri È la nascita del femminile divino dentro di me (e dentro tutti noi) che arriva attraverso le nostre famiglie e antenati, un'energia che una volta era oppressa.
Emmanuel Edson 
Autore Italo- Camerunese, vive a Milano da circa 18 anni.
Dopo aver concluso i suoi studi in filosofia a Parigi, pubblica da indipendente il suo primo romanzo “Odile” (2017). Autore dei monologhi “Cuore Migrante” e “L’ultimo passo” presentati al festival Contaminafro,Edson e’ tra i fondatori dell’associazione Ucai e vicepresidente dell’associazione Acuaba.
Federico Rahola
insegna Sociologia dei processi culturali e Teoria dell’immagine presso l’Università di Genova ed è autore di Zone definitivamente temporanee. I luoghi dell’umanità in eccesso e, con Massimiliano Guareschi, di Chi decide? Critica della ragione eccezionalista.
Nato ad Abidjan, in Costa d'Avorio, da padre ivoriano e madre francese, Gopal Dagnogo si trasferì a Bordeaux, in Francia, nel 1991 per la formazione artistica. Nel 1997, è tornato nell'Africa dell'Ovest, stabilendosi a Ouagadougou, Burkina Faso, per apprendere le tecniche tradizionali del bronzo. Dopo tre anni, tornò in Francia, stabilendosi a Parigi. Dagnogo ha partecipato a numerose mostre in Africa, Europa, Stati Uniti e Asia. Le sue recenti mostre internazionali includono l'undicesima e la dodicesima Biennale di Dak'Art, Dakar, Senegal (2014/2016); la prima Biennale di Kampala, Uganda (2014); la quinta torre inaugurale Festival Internazionale, Baku, Azerbaigian (2014). Ha partecipato a numerosi artisti programmi di residenza, tra cui Art Omi New York (2014). Le sue opere sono incluse in collezioni pubbliche e private, come il Lisser Art Museum di Sassenheim, Paesi Bassi.

Jamaaladeen Tacuma 
(Hempstead, 1956) performer, arrangiatore, produttore,
bassista e instancabile innovatore, è cresciuto artisticamente a Philadelphia ed è
stato negli anni settanta membro di Prime Time, la band elettronica di Ornette
Coleman, leggendario sassofonista e fra i padri fondatori del free jazz. Ben noto per
il suo stile eclettico, Jamaladeen è inoltre fashion stylist, collezionista ed esperto di
vintage, nello specifico di moda maschile afroamericana.

Julieta Da Purificaçao Manassas
Julieta Da Purificaçao Manassas, in arte Julieta Manassas è stilista costumista modellista sarta.  Nasce a Luanda, capitale dell’Angola il 10 gennaio 1973 e vive in Italia dal 1995. Ottiene una Borsa di Studio Unione Europea per un corso professionale di operatrice dell’abbigliamento presso il Gruppo La Perla, dove consegue il Certificato Modellista Industriale Donna. Si diploma all’Istituto Carlo Secoli di Bologna e ottiene il master come modellista industriale e figurinista donna. Inoltre completa i corsi di intimo e sviluppo taglia. Sempre nell’ambito della Comunità Europea frequenta il corso di Costumista e sarta di scena e stage presso il Teatro Comunale di Bologna, grazie al quale lavora tre anni al Teatro Regio di Parma. Approfondisce l’esperienza industriale collaborando freelance con diverse aziende del settore, tra le quali Collection Privee ed Hettabrez. Si dedica anche a cinema e videoclip come costumista e sarta di scena. Ama ricordare spesso con una frase il suo pensiero creativo:”In fondo un vestito è sempre un mascheramento, una rappresentazione di sé per affrontare la scena della vita”.
 Luca Morino
Born in Turin (1962), Luca Morino is an Italian folk musician. In 1991 he founded the folk/worldbeat band “Mau Mau”, whose first album (Sauta Rabel, 1991) won the national musical contest Premio Tenco. The band played several concerts in Europe, Africa and Asia throughout the years. In 2003, he started a solo project named Lucamor with a new album (Mistic Turistic) and a book (Moleskin Ballads). In 2012, he founded a new band named Morino Migrante & Combo Luminoso that, on the same year, releases the album Vox Creola.
Luca Queirolo 
Palmas insegna Sociologia delle migrazioni presso l’Università di Genova ed è autore di ¿Cómo se construye un enemigo público? Las “bandas latinas” e, con Luisa Stagi, di Dopo la rivoluzione. Paesaggi giovanili e sguardi di genere nella Tunisia contemporanea.
 Ofelia Omoyele Balogun 
danzatrice Italo-Nigeriana nativa di Bologna, porta nella sua danza l'urgenza che un ponte e un dialogo tra più’ culture e' possibile e necessario. Danzatrice e Movement Artist, Ofelia ha recentemente concluso i suoi studi in Diverse Dance Styles, alla prima Università In Europa di Danze Africane e della Diaspora Afro Caraibica (Roehampton University of London /IRIE!Dance Theatre) . Un percorso che l’ha portata ad approfondire la sua formazione in Senegal (Ecole de Sables), Cuba (Danza Contemporánea de Cuba), South Africa (University of Johannesburg ) and Ethiopia (Destino Dance company). Dopo aver collaborato con compagnie che si occupano di Art-attivismo nella danza diasporica in UK : Irie!Dance Theatre (Diaspora Giamaicana) , Union Dance (Sud-Africa/UK), Ballet Nimba (Guinea/UK), Ella Mesma Company (Afro-Latino/UK), African Heritage UK,ADAD and DAD. In Italia ha collaborato con GriotMag e il Ministero degli Esteri per la Cooperazione Internazionale nella realizzazione di "Mirrors" (2019), una produzione in tour per l’Africa sul rapporto scontro/ incontro dell’identità' Afroitaliana, sotto la direzione artistica di Johanne Affricot e Irene Russolillo. Con Cantieri Meticci (Bologna) ha collaborato con Pietro Floridia e Elia Dal Maso nella realizzazione teatrale del “La Bestia, el tren de la muerte”(2020) un treno merci carico di immigrati viaggia verso il sogno americano, una leggenda di una figura femminile che ribellandosi alle violenze diviene una dea dalle origini diasporiche tra Cuba e Nigeria in una perfomance che affronta tematiche di resistenza e lotta. Con due principali commissioni sul tema dell'immigrazione" "I-M-MIGRANT" (IRIE!Dance Theatre/UK) e il cosiddetto corpo di cultura "The Willow Tree" (Serendipity/UK) . Ofelia conduce laboratori in cui Movimento e percezione del sé’ si intrecciano sottolineando l'importanza di introdurre il concetto del "Decolonialismo della mente e del corpo" offrendo ai ballerini, rappresentanti di corpi di cultura, un nuovo metodo di lavoro che parla di Origini e Consapevolezza. 
Principali Crediti includono: Patoranking, Wande Coal, Wiz'Kid, Shiikane, Dance UK, British Museum,Britain's Got Talent 2016/2017, XFactorUK,Kamel Nance, Southbank Centre, Diana Zvjagintseva,Bolombo Arts, Gruppo Afro Corpo e Mente in Movimento e Award Winning Movie director Menelik Shabazz.
Wissal Houbabi 
classe 94, nata in Marocco a Khouribga, città dei fosfati e di emigratə, cresciuta a Selci Lama, in provincia di Perugia, paese conosciuto solo per la Sagra della Ranocchia. Il suo nome è stato storpiato nelle più svariate forme: whiskey, whirpool, windows, winston... ma preferisce farsi chiamare Wii (“fino a Wii tutto bene.” semicit.) Dopo gli studi all’Istituto Alberghiero di Città di Castello, si trasferisce presto al nord-est zigzagando tra hotel di lusso e ristoranti stellati, rubando il lavoro agli italiani. Chiude il suo tour a Trieste, città mitteleuropea dall’identità multiculturale, città di mare e di matti, di Joyce e cevapcici. Lì, le verrà concessa la cittadinanza italiana con lode: giuramento alla Repubblica, alla bandiera e alla carbonara. Ha passato gli ultimi anni a curarsi che tutto andasse per il verso giusto. 
Ora vive a Bologna e lavora come coordinatrice del Centro Interculturale delle Donne di Trama di Terre di Imola. Da piccola voleva essere un rapper ed è ancora convinta che diventerà Snoop Dogg. in realtà non sa scrivere con le mani, usa principalmente i piedi per scrivere. La sua ricerca si focalizza sull’oralità che si tramanda e sulla storia che i popoli scrivono vivendo, senza lasciare alcuna traccia scritta. Scrivere con i piedi è un ribaltamento della prospettiva per rompere la dicotomia tra cultura alta e bassa, persone istruite e non, chi conosce la storia e chi semplicemente la vive. Essendo figlia di una famiglia composta prevalentemente da persone non alfabetizzate e dati gli studi all’alberghiero il racconto poteva finire qui. Ma poi si è intestardita e ha scoperto la poesia grazie a Tupac Shakur e Langston Hughes. Dal 2016 partecipa a numerosi eventi di poesia in giro per l’Italia. È ospite ad Amburgo del movimento United Against Racism dove recita alla fine di un lungo corteo nazionale e al festival Slam X 2018 a Milano. Vince il poetry slam del Corriere della Sera alla Triennale di Milano nel 2019 e partecipa al primo poetry slam organizzato dall’ambasciata svizzera in Italia a Roma 2020. Nel 2019 si classifica seconda al Premio Alberto Dubito di Poesia con musica e nello stesso anno cofonda il collettivo triestino ZufZone. Menzioni e interviste: Slam Contempoetry Io Donna Words4link Il Piccolo Trieste Wu Ming Foundation Nel 2019 scrive il racconto “Che ne sarà dei biscotti” presente nell’antologia Future (effequ - 2019) curata dalla scrittrice Igiaba Scego, pubblicazione che ha avuto decine di presentazioni e attualmente è in fase di traduzione. 
Nel 2020 compare nell’antologia Ora Vogliamo Tutto (Agenzia X – 2020) con il racconto “Taroots”, un viaggio nel Mediterraneo alla ricerca delle proprie radici, che durante l’ultimo anno prende vita multimediale con un podcast in collaborazione con l’artista Roberto Paci Dalò per USMARADIO, una performance virtuale per la rassegna online Mercato Senzaspine di Mercato Sonato (Bologna) e una performance fisico-sonora per Manifattura Tabacchi (Firenze). Nel 2018 pubblica il Manifesto per un rap antisessista come atto politico nel blog di Non una di meno, organizzando e partecipando come ospite a numerosi eventi di femminismo hip hop. Il manifesto è successivamente pubblicato per EUT all’interno del volume Non esiste solo il maschile curato da Sergia Adamo. Racconta l’importanza che ha avuto per lei il rap nell’antologia Il genere errante (Agenzia X, 2018) e sono in pubblicazione “Razza, nazione e musica. Comunità immaginata e voci discordanti” (con Gaia Giuliani), “Pimpology to pimpologia: a comparative analysis of pimp rap in the United States and Italy” (con Margherita Gattucci). Scrive anche articoli e racconti per Jacobin, Noisey Italia, MoodMagazine e altri, tentando di portare in Italia la corrente del femminismo hip hop. Cura la rubrica “Rap e hip hop postcoloniale e decoloniale” all’interno della trasmissione radiofonica a più voci Black In di Radio BlackOut Torino. È autrice dello spettacolo multimediale Che Razza di Rap, realizzato in collaborazione con u.net (Giuseppe Pipitone), opera che mescola parola parlata e performata a sound design e animazioni, con l’obiettivo di offrire uno sguardo al rap da un punto di vista di chi è stato marginalizzato. Il primo evento, al Santeria di Milano, è stato proposto come progetto per la conferenza internazionale dell’Università di Padova e DIVCult international research group dal titolo “Art and antiracism in post-migration societies”. 
il suo percorso politico inizia con il movimento femminista Non una di meno, che la porta ad una liberazione come donna, lavoratrice e migrante. Dal 2020 fa parte del gruppo Associated Experts di Razzismo Brutta Storia (Feltrinelli) e da sempre gravita attorno a realtà antirazziste, sempre con tono polemico ma affettuoso. Nel 2020 comincia il lavoro presso l’associazione di donne native e migranti Trama di Terre ONLUS, in cui opera come responsabile del Centro Interculturale delle Donne. Tiene corsi di formazione e scrive di diritti negati, identità mediterranea e femminismo intersezionale. È convinta che la sostituzione etnica sia l’unica risposta possibile come reparation per tutti i mali che il sistema razzista ha inflitto in decenni e secoli di oppressioni, insieme all’ironia. Recentemente ha contribuito al progetto Decolonizzare la città di Annalisa Frisina e Elisabetta Campagni (con il sostegno di Zalab), percorso di risignificazione delle vie del centro di Padova in senso postcoloniale. il disegno l’ha aiutata ad affrontare un lungo periodo di sofferenza e depressione adolescienziale. Pratica il disegno da autodidatta come processo di consapevolezza di sè. Con lavori di calligrafia araba è invitata a esporre per il Salone del libro 2017 di Torino. Negli anni esibisce disegni e quadri in mostre personali e collettive a Trieste (Vampires, FesteFeste, Posto delle Fragole, Erotica...), partecipa con un’opera al progetto di street-art Chromopolis e cura la copertina del numero 19 della rivista Imago – studi di cinema e media. Nel 2020 disegna la cartolina “Intersezionalità” per le librerie Feltrinelli grazie al progetto “Le parole che ci mancano”. Attualmente sta lavorando a un’opera visiva dal titolo Scrivere con i piedi con la coreografa Ofelia Balogun per Black History Month


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